LOURDES CITTA' INFORMAZIONI
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Lourdes oggi conta quasi 16.500 abitanti. Lo sviluppo della città è dovuto al "fenomeno pellegrinaggi". Presenta una concentrazione alberghiera di prim'ordine. Possiede, infatti, circa 420 tra alberghi e pensioni familiari per un totale di 16.000 camere e circa 33 campeggi modernamente attrezzati. E’ la seconda città alberghiera della Francia.
La parte inferiore è chiamata anche zona di Massabielle. Comprende la grotta delle apparizioni, i santuari, i centri di accoglienza per i pellegrini malati, i monasteri, gran parte degli alberghi e negozi. E' in questa zona che si svolge quasi interamente la giornata del pellegrino. La città alta, invece, ha una vita propria con numerose iniziative: il festival di Pasqua di musica e arte sacra; la biennale internazionale del Gemmal; la festa del Patrono.
La città di Lourdes, per la sua posizione, oltre ad essere centro mondiale di pellegrinaggio, è anche punto chiave per il turismo estivo ed invernale. Sorge nel cuore dei Pirenei, ai piedi di un prestigioso complesso montagnoso. Possiede tanti boschi mantenuti in ottimo stato e perfettamente attrezzati per pic-nic. A 2 chilometri si trova il pittoresco lago. In città ci sono una piscina estiva ed una coperta riscaldata durante l'inverno; una sala polivalente di 4.000 posti; il palazzo dei Congressi; il museo pirenaico allestito nel castello; il museo delle Cere; la "Piccola Lourdes" (ricostruzione in miniatura di Lourdes al tempo delle apparizioni); la funicolare che porta al Pic du Jer.
Bellezze naturali, vita di pellegrinaggio e turismo si uniscono armoniosamente in questa cittadina dei Pirenei.

IL CASTELLO
S'innalza su uno sperone roccioso che domina la città all'ingresso delle sette valli del Lavedan.
Pochissime fortezze militari hanno avuto una storia lunga e densa di avvenimenti come quella di Lourdes. Questo per la sua particolare posizione strategica. Nata da un insediamento romano sulla roccia, pian piano lungo il tempo, è stata ingrandita, fortificata, resa quasi inespugnabile. Leggendo la storia di Lourdes, si può constatare come le vicende di questa fortezza sono intrise di sangue, di violenze e di distruzioni.

Restaurata, dal 1921, ospita il museo dei Pirenei, il più importante museo d'arte e tradizioni popolari e di storia dei Pirenei. E suddiviso in 18 sale. Con l'ascensore, in pochi minuti, si raggiungono le sue terrazze. Se non si vuole prendere l'ascensore, vi si può ac¬cedere mediante la scalinata dei Saraceni, la Porta di Carlomagno e la Porta di Assomoire.
In tutto, 156 scalini. Dall'alto delle sue terrazze, si gode una veduta stupenda della zona dei santuari della valle del Gave, di Lourdes e dei Pirenei. La grande torre merlata di forma rettangolare, misura 24 metri di altezza, 11,50 di lunghezza e 9,60 di larghezza. La si può visitare salendo una scala elicoidale di 104 scalini. Essa conduce a tre piani sovrapposti che contengono una biblioteca di 15.000 volumi ed il museo pirenaico.
Di particolare interesse è la visita alla cappella "Nostra Signora del Castello". Essa contiene delle originali e preziose statue in legno dorato dell'antica chiesa parrocchiale di Lourdes, rovi¬nata da un incendio e demolita nel 1905. In particolare: Vergine con Bambino attorniata da angeli, s. Giovanni Battista, s. Giovanni evangelista, s. Giacomo di Compostela e s. Lucia
I padiglioni delle varie collezioni sono numerati da 1 a 46. Sulla parete orientale della torre, c'è un gigantesco orologio che suona ogni ora. In pieno centro del castello, all'aperto, ci sono riproduzioni in miniatura di alcune abbazie, castelli e monumenti della Bigorre e del Béarn. Un lavoro veramente certosino. Visita a pagamento. Aperto dalle 9,00-12,00; 14,00-19,00.
CASA NATALE (mulino di Boly)
Uno dei luoghi più cari al pellegrino è il mulino di Boly dove lavorava Francesco Soubirous quando nacque Bernardetta. La sua origine è molto antica. Prese il nome da Davide Boly, un medico inglese che sposò Anna Candebbotte. Questa lo portò in dote il 19 giugno 1645. Il mulino passò di successione in successione fi¬no al 1740.
A Filippo Boly dal 1671 al 1710, poi, a Margherita Boly-Cormac che nel 1740 lo cedette a Maria Labourie per una rendita annua ed in perpetuo di 100 franchi.
La rendita, restò fino al 29 agosto 1895, data in cui fu estinta con un versamento di 2.600 franchi. Il mulino ebbe molti locatori. Giovanni Castèrot morto il 30 dicembre 1819.lo passò a suo figlio Agostino. Questi morì il 1° luglio 1841 in un incidente stradale con carretto.
Il 9 gennaio 1843 il mugnaio Francesco Soubirous sposò Luisa Castèrot, seconda figlia di Agostino e venne, così, ad abitare al mulino di Boly prendendone la gestione da parte della suocera Chiara Castèrot.
Lo abbandonò con tutta la famiglia il 24 gennaio 1854 perché non riusciva a pagare l'affitto annuo di 250 franchi. Qui, dunque, il 7 gennaio 1844, alle ore 14 nacque Bernardetta.
Alla. casa natale vi si giunge attraverso il ponte s. Michele, girando subito a destra. E' ubicato esattamente al n° 14 del vicolo Bernardetta Soubirous. L'edificio si compone di due piani. Al piano terra, a destra, c'è il vecchio mulino con i suoi meccanismi; a sinistra, una stanza che serviva per le operazioni di carico e scarico della farina e dei cereali. Oggi è stata trasformata in un locale di ricordi.
Al primo piano, c'è la stanza dov'è nata Bernardetta e sua sorella Antonietta. Gli altri locali erano abitati dalla famiglia della suocera di Francesco. Vi si accede dall'esterno attraverso una stanza-esposizione. Vari pannelli presentano al visitatore il senso cristiano della famiglia con riferimento a quella dei Soubirous. L'edificio esternamente è stato rifatto, ma nell'insieme, conserva le caratteristiche originali. Tutti gli oggetti esposti non sono dell'epoca. Bernardetta aveva 10 anni quando abbandonò il mulino di Boly. L'edificio è di proprietà de l'Oeuvre de la Grotte che lo ha acquistato nel 1988. Ingresso libero. Aperto dalle 9,00-12,00; 14,00-18,30.

CASA PATERNA (mulino Lacadé)
II mulino Lacadé, più comunemente chiamato casa paterna, si trova al n° 4 di vicolo Bernardetta. Vi si giunge proseguendo la strada in salita dopo la visita alla casa natale. E' molto simile a quello di Boly. Faceva parte di una diecina di mulini dislocati lun¬go i bordi del ruscello Lapaca che li alimentava con le sue acque che scendevano veloci ed andavano a gettarsi nel vicino Gave.
All'epoca delle apparizioni, il mulino apparteneva al sindaco di Lourdes, Anselmo Lacadé, di cui portava il nome. Nel luglio 1863, il parroco Peyramale lo prese in affitto per alloggiarvi la famiglia Soubirous e toglierla dalla miseria del Cachot. Il 20 agosto 1967 il vescovo Laurence l'acquistò e ne fece dono ai Soubirous. In questa casa Bernardetta non vi ha mai abitato stabilmente. In quel periodo viveva all'ospizio di Lourdes per studiare, ma soprattutto per curarsi l'asma. Dall'ospizio il 14 luglio 1866 partì per il convento di Nevers. Ripetutamente, però, col permesso della superiore e di Peyramale, veniva a far visita alla famiglia. Il 3 luglio vi ha consumato con i suoi la cena di addio.
L'edificio è formato di due piani. A piano terra, a destra, è conservato il mulino dove ha lavorato Francesco fino alla morte. A sinistra, la cucina.
Al mulino Lacadé sono morti Luisa Castèrot l'8 dicembre 1866 e Francesco il 4 marzo 1871.
La casa paterna è rimasta proprietà privata. Appartiene ad un discendente in linea indiretta della famiglia Soubirous.
Ingresso a pagamento. Aperto dalle 9,00-12,00; 14,00-19,00.

IL CACHOT
E' situato tra il castello e la chiesa parrocchiale, in via Petits Fossés, n° 5. Cos'è il Cachot? E' l'espressione più cruda della miseria in cui viveva la famiglia Soubirous durante il periodo delle apparizioni. Nel medesimo tempo, resta il simbolo della forza d'animo di Bernardetta, della fiducia di fronte alle contrarietà e umiliazioni.
In questo luogo è tornata dopo gli interrogatori e le minacce del commissario Jacomet e del Procuratore Dutour, dopo gli incontri con il parroco Peyramale. Di qui è partita, coerente alla promessa fatta alla signora, per andare alla grotta. Qui ha sofferto, ma senza mai perdere la fiducia. La parola Cachot è un termine convenzionale.
Con essa i lourdesi indicavano la prigione. Nel 1824 essa fu abbandonata dalle autorità civili perché ritenuta inabitabile a causa della sua umidità e insicurezza. Comprendeva un piano terra con due stanze e un cortile adibito a deposito; un primo piano di due vani ed una soffitta. L'entrata era sulla strada. Subito dopo la stanza per il guardiano del carcere, c'era il penitenziario vero e proprio chiamato, appunto Cachot. Misura esattamente mt. 4,40 X 3,72.
Aveva una sola finestra con sbarre di ferro. Al primo piano c'era la cella per i "girovaghi" e gli imputati in attesa di giudizio. Il muratore Giampiero Taillade acquistò lo stabile al momento dell'abbandono da parte delle autorità civili e nel 1848 lo lasciò con testamento a suo figlio Andrea Sojous, padre di cinque figli. Questi, prima del 1858 vi apportò delle modifiche. Aprì una seconda finestra, vi costruì un caminetto e tolse le sbarre di ferro.

Francesco Soubirous, ridotto alla miseria, non riusciva a pa¬gare più né l'affitto del mulino né a sfamare la famiglia. Praticamente era in mezzo ad una strada. In quelle condizioni, il cugino Sojous nel novembre 1856 gli offrì il Cachot, come rifugio momentaneo. Quel rifugio momentaneo durò fino al luglio 1863 quando per interessamento di Peyramale, si trasferì al mulino Lacadé.
Nell'unica stanza con pavimento lastricato, due basse finestre ed un caminetto, Francesco Soubirous trasportò le poche masserizie. Soprattutto qui sistemò Bernardetta di 13 anni, Antonietta di 10, Gian Maria di 6 e Giustino di appena 18 mesi. Bernardetta ha abitato al Cachet in due periodi. Dal 1° novembre 1854 a settembre 1857 (partenza per Bartrès); dal 21 gennaio 1858 (ritorno da Bartrès) a fine luglio dello stesso anno (trasferimento all'ospizio di Lourdes). Fu da questa specie di abitazione che l'11 febbraio 1858 partì insieme alla sorella Antonietta e all'amica Giovanna per recarsi nei boschi di Massabielle a raccogliere legna.
Il Cachot è conservato allo stato originale. Accanto ad esso, c'è una stanza che non faceva parte dell'edificio. E' posteriore. Vi è stata allestita un'esposizione di ricordi di Bernardetta. In questa stanza, tra l'altro, è conservata una statua della Vergine in legno dorato. Si trovava su di un altare della vecchia chiesa parrocchiale. Davanti ad essa, Bernardetta ha pregato spesso. Non solo, ma è legata ad un particolare molto significativo nella storia delle apparizioni. Quando il 24 febbraio 1858 Bernardetta venne interrogata dal Procuratore Dutour, ad un certo punto egli le chiese:


A chi rassomiglia esattamente questa signora?
Somiglia perfettamente alla statua della Vergine che si trova sull’altare della parrocchia. Ma ella è circondata di luce ed è viva. Mi parla.


E' da dedurre, che quando la Vergine ha preso sembianze visibili apparendo a Bernardetta, si è presentata a lei sotto forma di una figura che conosceva bene. Tutto l'edificio e la sala accanto sono proprietà delle suore di Nevers, l'Ordine religioso al quale apparteneva Bernardetta.
Ingresso libero. Aperto dalle 9,00-12,00; 14,00-19,00.

CHIESA PARROCCHIALE
La chiesa s. Pietro dove si sono sposati Francesco e Luisa il 9 gennaio 1843, dov'è stata battezzata Bernardetta non esiste più. Fu demolita nel 1905 perché molto vecchia e devastata da un incendio. Al suo posto, oggi, c'è la piazza Peyramale al centro della quale sorge il monumento ai caduti delle guerre 1914-1918; 1940-1945.
La chiesa s. Pietro era di stile romanico. Distava dal Cachot poco più di 200 metri. Di fronte alla piazza, in fondo ad un vicolo, sorge la nuova chiesa parrocchiale dedicata al S.Cuore. La costruzione fu iniziata nel 1875 e venne inaugurata l’8 settembre 1903 da Mons. Schoepfer, allora Vescovo di Tarbes-Lourdes. A sinistra dell’entrata c’è il fonte battesimale dove Bernadette divenne cristiana il 9 gennaio 1844. Sulla parete un grande pannello riproduce l’atto del battesimo.
La facciata della chiesa è praticamente costituita dal poderoso campanile in pietra serena locale, alto 65 metri. E' stato terminato nel 1936. Davanti alla chiesa, la statua in bronzo di Peyramale.
MUSEO DELLE CERE GRAVEN
Si trova in Rue de la Grotte, 87, a 200 metri dopo il Ponte Vecchio. Il museo è stato allestito in uno stabile di tre piani. Statue di cera in grandezza naturale rievocano momenti della vita di Bernardetta e scene bibliche. E' stato realizzato in collaborazione col Muse de Ciré de Graven di Parigi.
La visita è guidata da frecce e pannelli che spiegano i vari gruppi. Il museo è aperto solo durante la stagione dei pellegrinaggi.

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